Cosa vedere in Cappadocia? La guida di viaggio dettagliata

Altın saat ışığında Uçhisar Kalesi ve eteklerindeki kayaya oyulmuş evler
Mehmet UstaMehmet Usta25 Nisan 202643 min di letturaUltimo aggiornamento: 12 Ağustos 2026

Modellata nel corso di milioni di anni dalle rocce vulcaniche, la Cappadocia è una delle mete più incantevoli della Turchia. Questa regione, che si estende sulle province di Nevşehir, Aksaray, Niğde, Kayseri e Kırşehir, figura nel patrimonio mondiale dell’UNESCO per i suoi camini delle fate, le sue città sotterranee e le sue chiese rupestri. Ogni anno milioni di turisti vengono a trascorrere del tempo in questo territorio mistico.

L’elenco dei luoghi da vedere in Cappadocia può essere molto lungo, perché la regione è ricca di punti d’interesse. I voli in mongolfiera nelle prime ore, i sentieri delle valli e i monumenti storici offrono esperienze diverse. Oltre agli affreschi del museo all’aperto di Göreme, si sente la voce della storia nelle scale che scendono in fondo a Derinkuyu. Paesi come Ürgüp, Avanos o Uçhisar si distinguono, dal canto loro, per un’atmosfera che mescola vita moderna e passato.

Cosa vedere ad Avanos

Avanos, capoluogo di distretto legato a Nevşehir, si trova a nord della Cappadocia. Attraversato dal Kızılırmak, questo incantevole paese è celebre per una tradizione ceramica millenaria. Chiamato Venassa in epoca assira, Zu-Vinessa presso gli ittiti e Vanote sotto Bisanzio, l’insediamento prese il nome dal comandante selgiuchide Evranos Bey prima di assumere la forma attuale in epoca ottomana.

Ciò che rende singolare Avanos è che il Kızılırmak, il fiume più lungo dell’Anatolia, lo attraversa proprio nel mezzo. Grazie all’argilla rossa che il fiume deposita, la regione si è fatta un nome nella ceramica. Ci sono botteghe a ogni angolo; gli artigiani vi modellano la terra con tecniche trasmesse per secoli. Molte botteghe aprono le porte ai visitatori e offrono persino di sedersi davanti al tornio.

Le vecchie case di Avanos, lungo il Kızılırmak, colpiscono per la loro trama di pietra. Percorrendo i vicoli stretti si percepisce come il tempo rallenti. Caffè e ristoranti costeggiano il fiume; nel pomeriggio il luogo diventa il punto d’incontro degli abitanti. La chiesa di Güzelöz è uno degli edifici che riflettono il tessuto storico del paese. Diverse città sotterranee si trovano inoltre nei dintorni di Avanos; meno frequentate dei grandi centri sotterranei, offrono un’esplorazione più tranquilla.

La valle di Devrent

Valle di Devrent, Avanos

La valle di Devrent, chiamata anche valle dell’Immaginazione, non deve il suo nome al caso. I camini delle fate vi hanno assunto forme così curiose che ognuno evoca un animale o un oggetto diverso. La più celebre è la roccia a forma di cammello; compare di continuo nei video promozionali e nelle serie girate in Cappadocia. Diventata così nota, è stata circondata da una recinzione per proteggerla. Resta comunque possibile fotografarla da lontano.

Anche le altre valli della Cappadocia hanno le loro bellezze, ma ciò che distingue Devrent è che le sue rocce mettono in moto l’immaginazione. Uno vede un cammello, un altro una tartaruga, un terzo un pesce. Percorrendo la valle, i commenti del tipo «questo assomiglia a quello, quell’altro a quell’altro» risultano quasi inevitabili. I bambini si divertono in modo particolare, perché è come un giardino di sculture naturali.

A Devrent si trovano anche cammelli veri portati dagli abitanti. Pagando una somma è possibile posare in groppa a un cammello per una foto ricordo. Chi non desidera cavalcare può mettersi accanto e fare qualche scatto. L’ingresso alla valle è gratuito e, poiché di rado è affollata, ci si passeggia comodamente.

Da Avanos ci vogliono dai 10 ai 15 minuti per arrivare alla valle di Devrent, ma non essendoci trasporto pubblico serve un mezzo proprio o un taxi. Se partecipa a un circuito in Cappadocia, figura comunque nel programma. Per chi visita per conto proprio, conviene fermarsi lì lungo la strada in auto da Göreme o Ürgüp. La valle non è grande e si percorre in mezz’ora; il tempo dedicato al paesaggio e alle foto varia poi da persona a persona. Se ci va verso il tramonto, i giochi di luce danno alle rocce un aspetto completamente diverso.

Il museo dei Capelli

Museo dei Capelli, Avanos

Il museo dei Capelli figura nell’elenco dei musei più insoliti al mondo stilato dal Guinness, e a ragione. Si trova in un angolo della bottega di ceramica di Chez Galip, nel bazar dei Ceramisti di Avanos. Entrando, la accolgono più di 16.000 ciocche di capelli che coprono il soffitto e le pareti. Può risultare strano all’inizio, ma lo si guarda in un altro modo una volta conosciuta la storia.

L’origine del museo è piuttosto romanzesca. Quando tornava nel suo paese, la compagna francese di Galip Bey si tagliò una ciocca di capelli come ricordo e la appese alla parete della bottega. Con il tempo i visitatori di passaggio cominciarono a fare lo stesso. Negli anni la bottega si è trasformata in un vero archivio di capelli. Ancora oggi la gente viene a lasciare una ciocca; alcuni per il ricordo, altri per partecipare all’estrazione.

Sì, nel museo si tiene un’estrazione due volte l’anno. Chi desidera partecipare appende, accanto alla propria ciocca, un foglietto con i propri recapiti. I vincitori vengono invitati di nuovo in Cappadocia e vengono coperte le spese di un soggiorno di una settimana. Non è un cattivo affare.

È invece vietato fotografare nel museo. Il motivo è un po’ triste: in passato alcune persone annotarono i recapiti dalle pareti con il pretesto di fare fotografie e poi importunarono i loro proprietari. Dopo diverse lamentele Galip Bey fu oggetto di una causa e venne istituito il divieto di fotografare. La riservatezza di ciascuno conta.

Il museo apre tutti i giorni dalle 08:00 alle 19:30. L’ingresso è gratuito; essendo integrato nella bottega di ceramica, ci si dà un’occhiata in modo naturale visitandola. Se passa da Avanos, si consiglia di dedicare qualche minuto a questo luogo curioso. Magari lascerà lì una ciocca per tentare la fortuna all’estrazione.

Il museo all’aperto di Zelve

Museo all’aperto di Zelve

Il museo all’aperto di Zelve è uno dei luoghi più impressionanti della Cappadocia. Si distingue non solo per le sue bellezze naturali, ma anche per la sua eredità storica e culturale. In questa regione, dove due comunità di confessioni diverse convissero per secoli, furono costruite chiese e moschee una accanto all’altra. Musulmani e cristiani eressero i loro luoghi di culto nella stessa valle, nella stessa epoca, rispettandosi a vicenda. Vedere quel clima di tolleranza è uno degli aspetti più significativi di una visita a Zelve.

Le rovine di Zelve sono tra i luoghi dove i camini delle fate sono più fitti e più estetici. Le case, le chiese, le gallerie e i passaggi scavati nella roccia formano un labirinto. Alcuni edifici si conservano piuttosto bene, altri portano i segni del tempo. Camminando si ha l’impressione di passeggiare dentro la storia. Esplorare la valle obbliga a volte a prendere passaggi stretti e rocce intagliate a scala; per questo è indispensabile indossare scarpe comode.

Gli appassionati di escursionismo troveranno a Zelve un ottimo percorso. I sentieri attraversano la valle e può passeggiare quanto vuole. Chi non desidera camminare può partecipare ai circuiti di safari organizzati nella zona. Le uscite in quad o in jeep permettono di scoprire la valle da altre angolazioni.

Un dettaglio importante: Zelve e la valle di Paşabağı si visitano con lo stesso biglietto. Può quindi acquistarne uno solo e vedere entrambi i luoghi. Vale anche la Müzekart; la usi se ne dispone. Il museo è di solito meno affollato al mattino; andarci presto permette di visitarlo con tranquillità e di fotografare nelle ore in cui il sole non picchia ancora. Zelve deve figurare tra le sue tappe obbligate in Cappadocia. Sia gli appassionati di storia sia gli amanti della natura ne escono soddisfatti.

Il museo sotterraneo della ceramica — Güray Müze

Museo sotterraneo della ceramica - Güray Müze

Güray Müze è il primo e unico museo sotterraneo della ceramica al mondo. Presenta la tradizione ceramica e vasaia di Avanos con un’interpretazione moderna. Il museo è ricavato in una struttura scavata nella roccia: percorrendolo si scoprono quindi al tempo stesso il tessuto storico e le opere d’arte. Unisce l’architettura naturale della Cappadocia a un concetto museale e il risultato è davvero sorprendente.

Il museo espone le opere di ceramisti provenienti dalla Turchia e riconosciuti a livello internazionale. La gamma è ampia, dalla ceramica classica alle sculture ceramiche contemporanee. Anche piccoli ritrovamenti archeologici scoperti nella regione fanno parte della collezione. Esaminando frammenti di ceramica e di vasellame delle epoche romana, bizantina, selgiuchide e ottomana, imparerà qualcosa sulla storia ceramica dell’Anatolia.

Uno degli aspetti più interessanti di Güray Müze sono i suoi laboratori vivi. Nel museo ci sono spazi di lavoro di artisti e può osservarli mentre creano. Vedrà come l’argilla modellata al tornio diventa una ciotola, un piatto o un vaso. Alcuni laboratori offrono anche un’esperienza interattiva: può lavorare l’argilla e realizzare il suo pezzo.

Anche se è concepito con uno spirito moderno, il museo non ha perso nulla dell’anima della Cappadocia. Il fresco dello spazio sotterraneo, il suo silenzio e la sua illuminazione naturale esaltano ancora di più le opere. Se viene ad Avanos, si consiglia di vedere non solo le botteghe di ceramica tradizionali ma anche Güray Müze. È una tappa ideale sia per gli appassionati d’arte sia per i curiosi di storia. Il museo è di rado affollato, il che permette una visita in un ambiente tranquillo.

Cosa vedere a Çavuşin

L’antica moschea di Çavuşin

Antica moschea di Çavuşin

Çavuşin è un piccolo paese situato tra Göreme e Avanos. A soli due chilometri da Göreme, attira di solito chi passa da quelle parti. Noto come uno degli insediamenti più antichi della Cappadocia, colpisce per il suo tessuto storico. L’antica moschea, al centro del paese, è uno dei suoi elementi importanti.

L’antica moschea di Çavuşin presenta le caratteristiche architettoniche dell’epoca selgiuchide. Il suo minareto fu costruito nel tipico stile selgiuchide e serve da luogo di culto attivo per il paese. Dopo la grande frana avvenuta nella regione nel 1958 e l’evacuazione del paese, la moschea rimase per un certo tempo abbandonata. Divenne allora inutilizzabile, come molte case ed edifici. Dopo anni senza manutenzione fu oggetto di un restauro completo nel 2011 e venne riaperta al culto.

Durante il restauro si è cercato di preservare l’architettura originale. La lavorazione della pietra e i dettagli del minareto riflettono il mestiere selgiuchide. L’interno è sobrio ma trasmette un’atmosfera serena. Gli abitanti vi si recano con regolarità, il che dimostra che l’edificio non è solo un luogo turistico. Attorno alla moschea si trovano le rovine dell’antica Çavuşin; si possono vedere case ed edifici scavati nella roccia. La zona è anche ideale per la fotografia: tessuto storico e paesaggio naturale vi convivono.

Visitando Çavuşin passerà necessariamente davanti alla moschea. Se la porta è aperta è possibile entrare e dare un’occhiata per qualche minuto, ma conviene tenere presenti gli orari della preghiera. Essendo il paese piccolo, si percorre facilmente a piedi. Si consiglia vivamente di fermarsi in questo paesino andando da Göreme ad Avanos.

La valle dei Monaci (Paşabağı)

Valle dei Monaci (Paşabağı)

Paşabağı, o valle dei Monaci, è uno dei luoghi dove si trovano i camini delle fate più curiosi della Cappadocia. In epoca bizantina vi vissero, ritirati dal mondo, monaci che avevano scelto la vita eremitica. La valle è soprattutto celebre per i suoi camini delle fate sormontati da un cappello; alcuni conservano ancora le tracce di una vita interna. Cappelle, celle e passaggi rivelano il modo di vivere delle genti di quell’epoca.

Uno degli edifici più importanti della valle è la cappella dedicata a san Simeone. San Simeone fu un eremita che visse nel V secolo vicino ad Aleppo. Poiché lo si riteneva capace di miracoli, la gente cominciò ad accorrere in massa. Per sfuggire a quell’affluenza salì su una colonna e continuò a vivere lì. Scendeva solo per prendere il cibo e le bevande che gli venivano portati. La cappella di Paşabağı fu costruita proprio in memoria di quel monaco dalla vita singolare.

In tutta la valle troverà chiese e cappelle scavate nei camini delle fate. In alcune bisogna arrampicarsi per entrare, ad altre si accede direttamente. All’interno si distinguono resti di affreschi e le tracce degli spazi di vita. Fino allo scambio di popolazioni nella regione visse anche una comunità greca; la valle conserva quindi forti tracce della cultura cristiana.

Un altro elemento che colpisce percorrendo Paşabağı è la forma dei camini delle fate. Quelle formazioni che ricordano funghi a due o tre teste risultano davvero affascinanti. Secondo l’angolo del sole le rocce assumono toni diversi, il che crea una cornice ideale per la fotografia.

Promemoria importante: Paşabağı e il museo all’aperto di Zelve si visitano con lo stesso biglietto. Si consiglia di prevedere entrambe le visite e di conservare il biglietto. Paşabağı è molto vicina a Çavuşin; ci si può arrivare a piedi. La valle non è estesa, ma merita che le si dedichi del tempo. Andandoci presto al mattino o verso il tramonto si evita la folla e si gode di una luce più bella.

La valle Rosa (Güllüdere)

Valle Rosa (Güllüdere)

La valle Rosa è uno dei percorsi più belli per chi desideri camminare in Cappadocia. Distesa tra il paese di Çavuşin e Göreme, è punteggiata di celle di eremiti e chiese scavate nella roccia. Colpisce tanto per il suo tessuto storico quanto per le sue bellezze naturali. Un percorso escursionistico di circa 4 chilometri attraversa la valle e richiede un’ora in media. Il ritmo dipende da lei: si allunga se fa pause fotografiche o visita gli edifici.

La valle Rosa si divide in realtà in quattro parti principali: Güllüdere 1, Güllüdere 2, Kızılçukur e la valle di Meskendir. Ognuna ha le sue particolarità. Entrando da Çavuşin le percorrerà in quell’ordine; partendo da Göreme il percorso si inverte. Qualunque sia il suo punto di partenza, il paesaggio è magnifico.

La parte della valle di Meskendir è particolarmente apprezzata. Gli edifici scavati nella roccia sono lì più fitti e meglio conservati. Tra le rovine di antiche chiese, le gallerie e i passaggi scoprirà di continuo qualcosa di nuovo. Si può entrare in alcune chiese; altre si sono deteriorate con il tempo. Restano comunque impressionanti anche viste da fuori.

Camminando nella valle colpisce il cambiamento di colore delle rocce circostanti. Verso il tramonto soprattutto assumono toni rosati e arancioni, il che spiega da dove venga il nome di «valle Rosa». Anche le prime ore del mattino sono belle, ma il tramonto risulta qui davvero incantevole.

È indispensabile indossare scarpe comode, perché il terreno è a tratti pietroso e irregolare. Si consiglia anche di portare acqua e un piccolo spuntino. La valle offre zone d’ombra, ma d’estate può fare caldo. Non abbia fretta nel percorrere Güllüdere: a ogni curva il paesaggio riserva un’altra sorpresa. Poiché natura e storia vi convivono, sia gli escursionisti sia gli appassionati di cultura ne escono soddisfatti.

La valle Rossa (Kızılçukur)

Valle Rossa (Kızılçukur)

La valle Rossa è uno dei punti più ricercati della Cappadocia per contemplare il tramonto. Il tono rossastro che le rocce assumono quando il sole cala è la caratteristica che dà il nome alla valle. Nel pomeriggio il luogo può essere molto affollato, perché turisti turchi e stranieri accorrono per non perdersi lo spettacolo. Il paesaggio merita davvero lo spostamento; è un luogo ideale per la fotografia.

Le chiese di Kızılçukur figurano tra gli edifici religiosi più antichi della regione. Scavate nella roccia, conservano affreschi e dettagli architettonici di epoca bizantina. Si può entrare in alcune; altre sono state chiuse per ragioni di sicurezza. Anche da fuori, però, si percepisce la profondità della storia.

Se arriva con un circuito in jeep o in quad non dovrà pagare un biglietto aggiuntivo. Attenzione però: quei veicoli salgono solo fino alla zona del belvedere. È vietato entrare nella valle in quad, in jeep, in moto o a cavallo. Solo la marcia a piedi e la bicicletta permettono di scendere. Poiché i sentieri sono a tratti stretti e pietrosi, la bicicletta può risultare un po’ rischiosa; se non ha esperienza è meglio camminare.

Chi non desideri camminare da solo può optare per una visita guidata. Le guide mostrano il percorso e forniscono informazioni sulla storia della regione. Più dei circuiti in gruppo numeroso, i gruppi ridotti o le visite private risultano più comodi.

È importante arrivare a Kızılçukur prima del tramonto, perché trovare un buon posto diventa poi difficile. Si consiglia di salire al belvedere almeno mezz’ora prima. Mentre il sole cala il colore delle rocce cambia minuto per minuto; osservare quella transizione è un’esperienza affascinante. Porti acqua e una giacca leggera: nel pomeriggio rinfresca. La valle Rossa merita da sola un viaggio in Cappadocia, anche solo per il tramonto.

La chiesa di Çavuşin

Chiesa di Çavuşin

La chiesa di Çavuşin è nota come uno degli edifici religiosi più importanti della regione. Di architettura a navata unica e tre absidi, ospita i migliori esempi dell’arte cristiana dei primi secoli. È particolarmente preziosa per i suoi lavori di pittura di icone; gli specialisti considerano i suoi affreschi le icone di maggiore qualità del cristianesimo primitivo. Colori e dettagli restano impressionanti secoli dopo.

Il nartece della chiesa è purtroppo crollato. L’erosione delle rocce e i fattori ambientali hanno danneggiato alcune parti dell’edificio con il tempo. Lo spazio principale e le absidi restano comunque visibili. Gli affreschi all’interno riflettono la fede e la concezione artistica dell’epoca. Figure di santi, scene del Vangelo e motivi decorativi si distinguono ancora sui muri.

L’accesso alla chiesa è un po’ difficile. Bisogna salire per scale e passaggi scavati nella roccia, il che può essere rischioso per persone anziane e bambini. Il terreno può essere scivoloso; conviene essere prudenti durante la salita. Si consiglia di indossare scarpe robuste e di avanzare piano. Per le persone con disturbi dell’equilibrio o a disagio con l’altezza, tentare l’accesso non è ragionevole.

Nota importante: dall’ottobre 2021 la chiesa è chiusa alla visita. Quella decisione può essere dovuta a ragioni di sicurezza o a lavori di restauro. Si consiglia di verificare la situazione attuale prima di recarvisi. Anche se aperta, l’ingresso può essere a pagamento; conviene informarsi anche su quel punto. Anche se la chiesa è chiusa, il paese di Çavuşin e gli altri edifici dei dintorni meritano la visita.

La chiesa di San Giovanni Battista

Chiesa di San Giovanni Battista

La chiesa di San Giovanni Battista è l’unico edificio della zona di Çavuşin la cui funzione di chiesa risulti evidente. Vista da fuori, il suo ingresso scavato nella roccia si individua facilmente. Dietro di esso si trova una basilica a tre navate dedicata a Giovanni Battista. Questo edificio presenta i tratti tipici dell’architettura paleocristiana e fu uno dei centri religiosi importanti del suo tempo.

Gli affreschi della basilica sono purtroppo in condizioni piuttosto cattive. Nel corso dei secoli l’umidità, le condizioni climatiche e gli interventi umani li hanno gravemente danneggiati. Anche la facciata è crollata per effetto dell’erosione, sicché è impossibile vedere l’edificio nel suo stato originale. Le parti ancora in piedi danno però un’idea dello splendore passato della chiesa.

In epoca bizantina la chiesa di San Giovanni Battista servì da luogo di conservazione delle reliquie di sant’Ierone. Ciò dimostra che costituiva un punto di pellegrinaggio importante, non solo locale ma regionale. I pellegrini dell’epoca percorrevano lunghe distanze per venerare le reliquie e pregare.

Un punto da rispettare durante la visita: è vietato fotografare con il flash. Il flash danneggia gli affreschi e le pitture rimaste; quella norma mira quindi a proteggerli. Può fotografare senza flash, ma essendo l’interno buio le immagini possono risultare poco nitide. Per il suo tessuto storico e la sua importanza religiosa la chiesa figura tra le tappe principali di Çavuşin. Fermarsi lì camminando tra Göreme e Paşabağı significa prendere la misura del ricco passato cristiano della regione.

Cosa vedere a Göreme

Göreme è un comune legato al distretto centrale di Nevşehir. Non ha lo status di distretto come Ürgüp o Avanos, ma è considerato il cuore dell’esperienza cappadocia. È un luogo dove la vita monastica si sviluppò intensamente dal IV al XIII secolo della nostra era. I monaci e gli eremiti che si ritirarono nella regione in quell’epoca scavarono complessi monastici nella roccia. Ogni angolo che si visita oggi è testimone della vita religiosa di allora.

Göreme concentra il maggiore insieme di hotel rupestri e ristoranti della Cappadocia. Guardare dalla finestra nelle prime ore e vedere il cielo riempirsi di mongolfiere colorate è uno dei grandi vantaggi di alloggiarvi. Göreme si affaccia sulle valli da cui decollano le famose mongolfiere. Anche senza partecipare a un volo, contemplare quel paesaggio da un balcone o da un caffè con terrazza resta un’esperienza indimenticabile.

Un altro punto di forza di Göreme è la sua posizione, in pieno centro della Cappadocia. Da qui si raggiungono facilmente punti importanti come il museo all’aperto di Göreme, Uçhisar, Çavuşin, Paşabağı o Zelve. Le valli sono a distanza di passeggiata e un dolmuş o un taxi la porta rapidamente dove vuole. Quella posizione centrale fa di Göreme una base di soggiorno privilegiata.

Il comune è piccolo ma vivace. Percorrendo i vicoli stretti vedrà hotel di charme, botteghe artigiane, caffè e ristoranti. La sera, cenare in centro e assaggiare un vino locale risulta molto piacevole. Göreme è il luogo dove batte il polso turistico della Cappadocia, e conserva al tempo stesso un’atmosfera familiare.

La valle dell’Amore

Valle dell’Amore

La valle dell’Amore è una delle più gradevoli della Cappadocia per il suo panorama. Se si chiede perché quel nome, è perché lì si fanno spesso proposte di matrimonio. Le coppie la scelgono per la sua atmosfera romantica e il suo paesaggio d’effetto. Con il tempo l’usanza si è diffusa e la valle ha preso quel nome. Resta una tappa molto ricercata per i momenti speciali.

Il punto più noto della valle è la collina degli Innamorati. Si tratta di un belvedere e il panorama è davvero magnifico. È piuttosto difficile inoltrarsi in auto fino in fondo alla valle: le strade sono brutte e strette. Chi vuole un bel paesaggio per la via più breve sale quindi alla collina degli Innamorati. Da lì abbraccia con lo sguardo tutta la valle; è un luogo ideale per la fotografia. Al tramonto l’affluenza è particolarmente alta, perché i colori che le rocce assumono in quel momento sono incantevoli.

Se partecipa a un circuito in quad o in jeep organizzato nei dintorni, la valle dell’Amore figura di norma nel percorso. Per arrivarci per conto proprio, ecco l’indicazione: la valle si trova tra Göreme e Uçhisar. Andando da Göreme verso Uçhisar, parte dallo svincolo di Bağlıtepe. Dopo aver superato l’Özler Art Center, prenda a destra al bivio, in direzione di Bağlıdere. La strada peggiora dopo un po’; bisogna allora parcheggiare il mezzo e proseguire a piedi.

Il percorso totale della valle è di circa 4,5-5 chilometri. A ritmo normale calcoli all’incirca un’ora. Lungo il cammino vedrà camini delle fate, rocce e formazioni naturali. Alcuni tratti sono irregolari; per questo è indispensabile indossare scarpe comode. Si consiglia di portare acqua, dato che il sole può picchiare, soprattutto d’estate. La valle dell’Amore è un luogo tranquillo e poco frequentato: un’ottima scelta per chi vuole camminare nella natura e fotografare.

Il museo all’aperto di Göreme

Museo all’aperto di Göreme

Il museo all’aperto di Göreme è il luogo più importante e più visitato della Cappadocia. Iscritto nel patrimonio mondiale dell’UNESCO, è considerato il primo luogo in cui cominciò l’insegnamento monastico, in un periodo che va dal IV al XIII secolo della nostra era. I monaci e gli eremiti cristiani giunti nella regione in quell’epoca scavarono complessi monastici nella roccia. Ogni angolo che si visita oggi è testimone della vita religiosa di allora.

Il museo è un immenso complesso composto di chiese, cimiteri, cappelle, refettori, cantine e spazi di vita. Il monastero delle Fanciulle e dei Ragazzi, la cappella di San Basilio, la chiesa della Mela, la cappella di Santa Barbara, la cappella di Santa Caterina, la chiesa del Serpente, la chiesa Oscura, la chiesa dei Sandali e la chiesa della Fibbia sono aperte alla visita. Altre diciotto chiese e undici refettori restano chiusi per rischio di crollo. La zona che vede rappresenta quindi solo una parte del complesso.

Gli affreschi sui muri delle chiese sono magnifici. Scene del Vangelo, santi, angeli ed episodi della vita di Cristo conservano colori vivi secoli dopo. Attenzione però: è vietato fotografare dentro le chiese. Quella norma è stata istituita per proteggere gli affreschi; va rispettata. Guardarli con i propri occhi e ricordarli ha peraltro più senso.

La chiesa Oscura è uno degli edifici più notevoli del museo. Poiché vi entra pochissima luce, i suoi affreschi si sono conservati in uno stato incredibile. Bisogna però pagare un supplemento per visitarla e la Müzekart non è valida lì. L’obiettivo è limitare il numero di visitatori: meno passaggio garantisce una migliore conservazione delle icone. Vale la pena quel supplemento? Senza dubbio.

Il museo apre tutti i giorni dalle 08:00 alle 17:00. La Müzekart è valida per l’ingresso principale. Servono circa due ore per percorrere tutta l’area, di più se si sofferma sui dettagli. All’ingresso vengono proposte opzioni per chi desideri una guida; una visita guidata aiuta a comprendere la storia e l’arte degli edifici. Il museo è molto vicino al centro di Göreme e si raggiunge facilmente a piedi. Venire in Cappadocia senza vedere il museo all’aperto non è concepibile: è, in un certo senso, il cuore della regione.

Cosa vedere a Uçhisar

Uçhisar è, come Göreme, un comune legato al distretto centrale di Nevşehir. Si trova a pochi chilometri da Göreme: le due località sono praticamente vicine. Ciò che rende singolare Uçhisar è la sua immensa fortezza, diventata emblema della regione. Punto più elevato della Cappadocia, quella cittadella si vede a chilometri di distanza.

Uçhisar offre un’atmosfera un po’ più tranquilla e meno affollata di Göreme. Con i suoi vicoli lastricati stretti, i suoi hotel di charme e i suoi ristoranti con terrazza, è un luogo quieto. È apprezzato anche per il pernottamento, perché occupa una posizione centrale e resta al tempo stesso ai margini dell’animazione di Göreme. Fare colazione su una terrazza davanti alla valle dei Piccioni è uno dei momenti più belli di un soggiorno in Cappadocia.

La regione è sempre stata un punto strategico. La sua altezza ne fa un luogo ideale per sorvegliare i dintorni; si sa quindi che la fortezza servì a fini militari e difensivi. Oggi Uçhisar attira i visitatori tanto per il suo tessuto storico quanto per le sue bellezze naturali. La maggior parte dei circuiti in Cappadocia la include nel percorso, perché l’accesso è facile e c’è molto da vedere. Da Göreme può raggiungere Uçhisar in dolmuş o persino a piedi, tanto la distanza è breve.

La fortezza di Uçhisar

Fortezza di Uçhisar

La fortezza di Uçhisar è il punto più elevato della Cappadocia e l’emblema della regione. Visibile da ogni parte, questo gigantesco camino delle fate fu trasformato in cittadella scavando la roccia naturale. Una volta in cima la accoglie un panorama a 360 gradi. La valle di Göreme, i camini delle fate dei dintorni, il monte Erciyes e la geografia incomparabile della Cappadocia si stendono davanti ai suoi occhi. Quel paesaggio merita la salita.

Salendo scoprirà passaggi stretti, scale e sale scavate. La fortezza ha molti livelli e il paesaggio cambia a ogni piano. Arrivando all’ultimo si trova davanti a una vista impressionante. La salita può risultare un po’ difficile per le persone a disagio con l’altezza, ma non pone problemi se si avanza con prudenza. Le scale hanno corrimano, anche se conviene restare attenti.

La fortezza di Uçhisar è uno dei punti più mitici della Cappadocia per contemplare il tramonto. I toni che le rocce assumono e i giochi di luce quando il sole cala sono incantevoli. Se ci sono voli in mongolfiera al mattino, può osservare dalla cittadella come le mongolfiere scivolano sopra le valli. Salire presto per vederle offre un’altra esperienza. Il momento del tramonto può essere però molto affollato; arrivare per tempo è una buona idea per trovare un buon posto.

L’ingresso alla fortezza è a pagamento e, attenzione, la Müzekart non è valida lì: bisogna comprare un biglietto a parte. L’apertura è di solito verso le 08:00 e la chiusura poco prima del tramonto. D’estate soprattutto conviene verificare l’orario dell’ultimo ingresso. La fortezza è molto vicina al centro di Uçhisar e si raggiunge facilmente a piedi dal paese. La circondano caffè e ristoranti; può sedersi e prendere qualcosa dopo la visita. La fortezza di Uçhisar figura tra i luoghi da vedere immancabilmente in un soggiorno in Cappadocia.

La valle dei Piccioni

Valle dei Piccioni

La valle dei Piccioni deve il suo nome alle piccionaie che gli abitanti della regione scavarono nella roccia. I piccioni ebbero grande importanza a suo tempo: servivano per il trasporto della posta e il loro guano si usava come concime. Per questo furono scavate centinaia di nicchie nelle rocce per ospitarli. Ancora oggi si distinguono le tracce di quelle piccionaie sulle pareti della valle. I piccioni ci vivono ancora; con un po’ di fortuna li vedrà volare.

La valle dei Piccioni si stende tra la fortezza di Uçhisar e Göreme. Offre un ottimo percorso escursionistico. Il trekking, la mountain bike e la corsa nella valle sono molto popolari. Alcuni organizzano persino sessioni di yoga: l’ambiente quieto della valle crea una cornice ideale per la meditazione. Il percorso è ben segnalato e i sentieri sono chiari. Il tracciato misura in media dai 4 ai 5 chilometri e richiede circa due ore a ritmo tranquillo.

Come nelle altre valli, non è possibile inoltrarsi con circuiti in quad o in jeep. Quei circuiti salgono di norma ai belvederi situati sui bordi e offrono una vista panoramica. L’unico modo di entrare nella valle è a piedi. È peraltro un fatto positivo per la conservazione del suo tessuto naturale: senza circolazione motorizzata resta più tranquilla e più intatta.

Gli ingressi della valle si trovano sia dal lato di Uçhisar sia da quello di Göreme. Qualunque sia il suo punto di partenza, vedrà lungo il percorso camini delle fate, piccionaie scavate nella roccia e formazioni naturali. La valle è particolarmente bella in primavera e in autunno: la vegetazione è viva e il tempo non è né troppo caldo né troppo freddo. D’estate è più comodo partire presto, perché il sole può picchiare nel pomeriggio. Si consiglia di portare acqua, cappello e crema solare. La valle dei Piccioni è una tappa perfetta per chi cerca insieme natura e attività.

Cosa vedere a Ürgüp

La collina di Temenni

Collina di Temenni

Ürgüp è una delle prime località che hanno fatto conoscere al mondo le bellezze storiche e naturali della Cappadocia. Ha svolto un grande ruolo nella scoperta turistica della regione. Punto più elevato della città, la collina di Temenni si vede da qualsiasi luogo di Ürgüp. Dalla cima si distingue con chiarezza il monte Erciyes; il panorama è davvero d’effetto. Se sale al tramonto vedrà la Cappadocia da un’altra angolazione, nel momento in cui si accendono le luci della città.

Sulla collina di Temenni ci sono due mausolei. Quello situato a destra arrivando serve da tomba venerata. La gente lega pezzi di stoffa per esprimere un desiderio; quell’usanza si è diffusa con il tempo e la collina ha preso il nome di «Temenni» (il desiderio). Visitandola vedrà stoffe colorate legate ai muri e ai rami. La collina ospita anche una tomba attribuita al sultano selgiuchide Alaeddin Keykubat III.

L’altro mausoleo ospita la biblioteca pubblica Tahsin Ağa. Anche se la biblioteca è stata poi trasferita nel centro del distretto, questo edificio storico espone ancora alcune opere e dispone di un piccolo spazio di lettura. Se sale fin qui, entri: prenda un tè all’interno e sfogli i libri. Il fondatore della biblioteca, Mustafa Güzelgöz, fu un maestro e bibliotecario nato a Ürgüp. Creò il primo servizio di biblioteca itinerante della Turchia; quel lavoro pionieristico gli valse un riconoscimento del presidente statunitense Kennedy e l’elezione a bibliotecario dell’anno ad Amsterdam nel 1969.

La biblioteca conserva manoscritti ed edizioni antiche. Il luogo è piccolo ma molto accogliente; può perdersi tra i libri e trascorrere un po’ di tempo in silenzio. Prendere un tè davanti al paesaggio e sfogliare opere dà una serenità particolare. La collina di Temenni è molto vicina al centro di Ürgüp e si raggiunge facilmente a piedi. L’accesso è libero e permanente. Se passa da Ürgüp non si perda questa collina: paesaggio e cultura vi si danno appuntamento.

Asmalı Konak

Asmalı Konak

Asmalı Konak è un edificio diventato celebre grazie alla serie televisiva trasmessa all’inizio degli anni Duemila. Suscitò un grande interesse all’epoca e conobbe un’affluenza di visitatori dopo la messa in onda. Ancora oggi c’è chi ci viene per nostalgia o per passione verso la serie. Questa casa di architettura greca, di circa 200 anni, è uno degli edifici che riflettono il tessuto storico di Ürgüp.

Conviene però non nutrire aspettative troppo alte. Lo spazio percorribile all’interno è molto limitato; la maggior parte delle stanze è chiusa. Le una o due sale aperte presentano appena mobilio o esposizione. Non c’è purtroppo granché da vedere dentro. Avrà visto l’edificio in sé, ma poco altro. La casa è inoltre in condizioni piuttosto cattive per mancanza di manutenzione: muri deteriorati, pitture sbiadite e parti che necessitano di lavori saltano all’occhio.

Se ha visto case tradizionali in altri luoghi della Turchia, Asmalı Konak non le sembrerà certo eccezionale. Molte case storiche sono di fatto molto meglio restaurate e dotate di un ricco mobilio. Chi venga a Ürgüp unicamente per Asmalı Konak rischia quindi di restare deluso. Ma se è già a Ürgüp, ha tempo, le è piaciuta la serie o è curioso, può farci un salto. Vedere l’edificio da fuori può bastare a conservarne un ricordo.

La casa si trova nel centro di Ürgüp e l’accesso è facile. L’ingresso è gratuito, ma conviene sapere che non vedrà granché. La visita si fa in dieci o quindici minuti. Un consiglio: se il suo tempo è limitato e bisogna accorciare la lista, è più sensato saltare Asmalı Konak e dare priorità agli altri luoghi.

La valle di Gomeda

Valle di Gomeda

Meno nota della valle dei Piccioni o di quella di Kızılçukur, la valle di Gomeda è una di quelle bellezze nascoste che aspettano di essere scoperte. Si estende per circa 6 chilometri e prosegue nella valle di Üzengi. La sua caratteristica più notevole sono le immense piccionaie scavate nella roccia. Viste da fuori evocano una fortezza o un edificio a più piani. Quelle piccionaie impressionano sul piano architettonico e forniscono inoltre indizi sulla storia della regione.

All’epoca dell’Impero romano la valle di Gomeda era un luogo di insediamento molto vivace. Si stima che vi fossero circa 600 case, 2 chiese, 2 necropoli e una città sotterranea. La valle non è quindi solo una formazione naturale: porta le tracce di una vita umana millenaria. Camminando vedrà i resti di case, tombe e chiese scavate nella roccia. Alcune zone presentano anche ingressi che scendono nella città sotterranea, ma sono di solito chiusi o risultano rischiosi.

Per raggiungere la valle di Gomeda può entrare dal paese di Mustafapaşa, legato a Ürgüp. La strada della valle parte dalla piazza della Repubblica, a Mustafapaşa. Il paese merita già di per sé la visita: è un luogo molto grazioso, con le sue antiche case greche, le sue strade lastricate e la sua atmosfera silenziosa. Prima di andare a Gomeda è piacevole passeggiare un po’ per Mustafapaşa e prendere un caffè. Un’altra strada verso la valle passa per il paese di Ayvalı. Qualunque sia il percorso scelto, l’aspettano bei paesaggi lungo la via.

Poiché la valle è poco frequentata, è ideale per chi desideri restare solo con la natura. Il percorso escursionistico non è sempre ben segnalato; conviene quindi usare una mappa o un GPS. Il tracciato non è difficile, ma le scarpe comode e l’acqua sono indispensabili. Gomeda offre un’esplorazione tranquilla, lontano dall’affluenza turistica. È un’ottima scelta per chi cerca un’esperienza diversa dopo aver visto i luoghi più popolari della Cappadocia.

Le Tre Belle

Le Tre Belle

Le Tre Belle è il nome dato a tre camini delle fate diventati emblema della Cappadocia. In essi si vedono i migliori esempi della forma classica di camino sormontato da un cappello. La maggior parte dei turisti che arrivano in Cappadocia si fotografa davanti a quel trio: è il motivo imprescindibile delle cartoline della regione. Quei tre camini delle fate uno accanto all’altro formano una magnifica opera d’arte modellata dalla natura nel corso di milioni di anni.

Le Tre Belle hanno anche una bella leggenda. Si racconta che il re di Cappadocia avesse una figlia e che quella principessa si fosse innamorata di un pastore della regione. Il re rifiutò che sposasse un pastore, ma la principessa sposò comunque il suo amato. La coppia ebbe un figlio; tuttavia, nemmeno diventato nonno il re perdonò la figlia. Nella sua collera mandò dei soldati a inseguire la famiglia. Nel momento in cui stavano per essere uccisi, la principessa implorò Dio e pregò che salvasse i suoi. In quell’istante i tre si trasformarono in pietra. Secondo la credenza, il camino davanti rappresenta il pastore, quello di mezzo il bambino e quello in fondo la principessa. Una storia romantica e dolorosa; sentendola, i visitatori guardano quei camini con altri occhi.

Per vedere le Tre Belle bisogna andare dalla valle di Kızılçukur in direzione di Ürgüp. Sulla strada c’è un belvedere da cui si osservano comodamente. In realtà si vedono da molti punti, ma è da quella terrazza che la vista risulta più nitida e ravvicinata. È una tappa ideale per una breve pausa fotografica. Vederle al tramonto o in pieno giorno, con luci diverse, dà sensazioni molto differenti.

Il belvedere è di facile accesso: in auto può parcheggiare e dedicare qualche minuto a contemplarle. Anche i pullman dei circuiti si fermano lì. Vicino al centro di Ürgüp, si raggiunge senza difficoltà se viaggia per conto proprio. Le Tre Belle figurano tra i luoghi emblematici della Cappadocia; andarsene senza averle viste sarebbe una mancanza.

La fortezza di Ortahisar

Fortezza di Ortahisar

La fortezza di Ortahisar è il più grande camino delle fate della regione della Cappadocia. Come un camino innalzato in mezzo al paese di Ortahisar, si eleva in tutta la sua maestà. Visibile a chilometri, quella gigantesca massa rocciosa è al tempo stesso una formazione naturale e un edificio storico modellato dalla mano dell’uomo. Le sale, i passaggi e le scale scavati al suo interno furono utilizzati nel corso dei secoli da civiltà diverse.

La modellazione della fortezza di Ortahisar a opera dell’uomo risale all’epoca ittita. Si cominciò a scavarla a fini di protezione; la sua altezza ne faceva un punto ideale per sorvegliare i dintorni e difendersi dagli attacchi. A poco a poco svolse la funzione di una vera cittadella e servì da rifugio nelle epoche romana, bizantina, selgiuchide e ottomana. Ogni civiltà aggiunse qualcosa, aprì sale, scavò passaggi. Percorrendola oggi vedrà tracce di periodi diversi.

Una volta in cima la accoglie un panorama. Scopre a volo d’uccello Ürgüp, Avanos, Göreme e le valli dei dintorni. Il monte Erciyes si disegna in lontananza. Il paesaggio è davvero impressionante; è un punto magnifico per la fotografia. Salire al tramonto ha un fascino particolare, ma la vista è sorprendente a qualsiasi ora.

Per arrivare in cima dovrà salire per scale strette e ripide. Alcuni tratti possono risultare un po’ difficili, soprattutto per le persone a disagio con l’altezza. Salendo con prudenza e senza fretta non pone però problemi. Le scale, di legno o di pietra, sono consumate in alcuni punti. È indispensabile indossare scarpe comode. L’illuminazione interna è limitata e alcune parti sono piuttosto buie.

L’ingresso alla fortezza è a pagamento e, attenzione, la Müzekart non è valida lì: bisogna comprare un biglietto a parte. La fortezza si trova in pieno centro del paese di Ortahisar e l’accesso è molto facile. Dista solo pochi chilometri da Ürgüp. Ortahisar è inoltre un paese tranquillo e autentico; dopo la discesa è piacevole percorrere i suoi vicoli stretti e sistemarsi in un caffè locale. La fortezza di Ortahisar figura tra gli edifici più impressionanti della Cappadocia; è un luogo da vedere immancabilmente.

Le città sotterranee della Cappadocia

Le città sotterranee sono una delle caratteristiche più affascinanti della Cappadocia. Per millenni gli abitanti della regione scavarono spazi di rifugio sottoterra per proteggersi dalle incursioni e dai saccheggi incessanti. Trovarono la soluzione costruendo un secondo paese, e persino una città, sotto il proprio. Dagli ittiti (1650-1200 a.C.) ai bizantini, tutte le civiltà giunte qui mantennero e perfezionarono quel sistema. Ogni casa disponeva di un accesso al sottosuolo; in caso di pericolo le famiglie potevano scendere rapidamente.

Con il tempo quei paesi sotterranei si collegarono tra loro con gallerie e si trasformarono in immense città sotterranee. Finora ne sono state portate alla luce trentasei, ma gli archeologi stimano che ne esistano tra le 150 e le 200 sottoterra. Molti altri insediamenti sotterranei aspettano quindi di essere scoperti.

L’aspetto più impressionante di queste città è il loro urbanistica molto sofisticata. Dispongono di sistemi di ventilazione, pozzi, canali di irrigazione, spazi di riscaldamento e reti di scarico. Non furono concepite solo per rifugiarsi, ma per viverci. Ci sono chiese, cappelle, refettori, cucine, stalle e persino istituzioni pubbliche come un ospedale psichiatrico. La gente poteva restarvi per mesi, finché il pericolo all’esterno non cessava.

Si sa che in Cappadocia ci sono almeno 150 città sotterranee, ma solo poche sono aperte alla visita. La maggior parte resta chiusa per ragioni di sicurezza o per mancanza di restauro. Quelle aperte offrono già un’esperienza sorprendente: passaggi stretti, soffitti bassi e corridoi a labirinto la portano indietro di secoli.

La città sotterranea di Derinkuyu

Città sotterranea di Derinkuyu

La città sotterranea di Derinkuyu è una delle più popolari ed estese della Cappadocia. In questa gigantesca struttura che scende per otto livelli si stima che potessero vivere 50.000 persone alla volta. Si ritiene che l’occupazione risalga all’epoca assira: c’è qui quindi una storia millenaria. Percorrendola ci si stupisce che degli uomini abbiano potuto creare una struttura così complessa.

A differenza delle altre città sotterranee, Derinkuyu ospita edifici religiosi come una scuola missionaria, un confessionale e un battistero. Ciò dimostra che la città non era solo un rifugio, ma anche un centro di vita attivo. Le comunità cristiane vi studiarono, pregarono e condussero una vita collettiva. All’interno vedrà chiese, cappelle e simboli religiosi.

Derinkuyu deve il suo nome ai pozzi profondi che racchiude. Quei pozzi scendono fino a 60 metri sottoterra e funzionano come sistema di ventilazione naturale. L’aria fresca arriva così a tutti i livelli, il che permise agli abitanti di restarvi per mesi. Anche l’acqua veniva tratta da quei pozzi. L’ingegneria del sistema è davvero impressionante.

Si dice che sotto Derinkuyu esistano tra le 400 e le 500 altre città sotterranee, con circa 600 accessi. Alcune di quelle aperture si trovano ancora in case abitate e la popolazione locale utilizza certe parti della città sotterranea come magazzino. La città sotterranea non è quindi solo un luogo turistico: continua a far parte della vita quotidiana.

La città sotterranea di Derinkuyu si trova nel distretto di Derinkuyu, a 30 chilometri dal centro di Nevşehir. L’accesso è facile, in dolmuş o con mezzo proprio. Sul posto viene offerto un servizio di guida, ma le guide sono di solito abitanti del paese e non guide turistiche professioniste. Condividono comunque un sapere locale e rispondono alle sue domande. La visita è gratuita con la Müzekart, il che rappresenta un vantaggio.

All’interno i passaggi sono stretti, i soffitti bassi e le scale ripide. Può risultare difficile per le persone a disagio negli spazi chiusi o con claustrofobia. Anche se la ventilazione è buona, alcune parti sono umide e fresche. Conviene portare una giacca leggera. Derinkuyu è la città sotterranea più impressionante della Cappadocia; non bisogna andarsene senza averla vista.

La città sotterranea di Özkonak

Città sotterranea di Özkonak

La città sotterranea di Özkonak si trova a 14 chilometri da Avanos e quattro dei suoi livelli sono aperti alla visita. Meno celebre di Kaymaklı o Derinkuyu, colpisce per le sue particolarità. La presenza di una statua di aquila ittita fa pensare che le fondamenta della città siano state poste dagli ittiti. Ha quindi almeno 3.000 o 4.000 anni di storia.

Ciò che più distingue Özkonak dalle altre città sotterranee sono i lunghi condotti che permettevano la comunicazione tra i diversi livelli. Quei fori funzionavano come gallerie di comunicazione: chi stava ai piani superiori poteva far arrivare la voce ai livelli inferiori. Così si assicurava il coordinamento tra le diverse parti della città e, in caso di pericolo, tutti potevano essere avvertiti. Una soluzione quanto mai pratica.

Un’altra differenza interessante: i fori situati sopra la galleria, dopo la pietra di blocco. Servivano per la difesa. Quando un nemico tentava di penetrare per la galleria, vi si poteva versare olio bollente o un altro liquido. Gli abitanti non si limitavano quindi a chiudere la porta e nascondersi: avevano predisposto un meccanismo di difesa attivo. Le strategie militari sono evidenti nella progettazione della città.

Un’altra particolarità di Özkonak riguarda il modo in cui furono realizzate le sue porte di pietra. Nelle altre città sotterranee della Cappadocia quelle porte furono intagliate fuori e poi introdotte all’interno. A Özkonak furono modellate direttamente sul posto. È un approccio diverso sul piano tecnico. Le porte sono rotonde e pesanti; furono concepite per impedire l’ingresso del nemico.

L’ingresso alla città sotterranea di Özkonak è a pagamento e la Müzekart è valida lì. L’accesso da Avanos è facile, in dolmuş o con mezzo proprio. Meno frequentata di Derinkuyu e Kaymaklı, permette una visita più tranquilla. All’interno i passaggi sono stretti, i soffitti bassi e le scale ripide. Può risultare impegnativa per le persone a disagio negli spazi chiusi, ma il complesso è ben illuminato. Fa fresco dentro anche d’estate: conviene portare una giacca leggera. Poiché Özkonak è meno affollata di Derinkuyu, ci si passeggia con più tranquillità. È un’ottima tappa per chi desideri scoprire le città sotterranee della Cappadocia.

La città sotterranea di Mazı

Città sotterranea di Mazı

La città sotterranea di Mazı si trova a 18 chilometri da Ürgüp e conta otto livelli. Se ne stima la capienza in circa 6.000 persone. Questa città sotterranea, il cui nome antico era Mataza, possiede quattro ingressi distinti situati in luoghi diversi. Quel sistema di accessi multipli offriva un vantaggio sia per la sicurezza sia per un accesso rapido da zone diverse.

Ciò che più distingue Mazı dalle altre città sotterranee è la presenza di una chiesa notevole. È più grande e più finemente lavorata delle chiese che si trovano di solito in queste città. Sui suoi muri restano visibili tracce e dettagli architettonici. È un edificio potente che dimostra come la città fosse un centro di vita religiosa.

Sul tetto della città sotterranea ci sono tombe. Servirono da necropoli: gli abitanti vi seppellivano i loro morti. Se desidera vedere quelle tombe basta segnalarlo all’addetto all’ingresso. Le indicherà da dove uscire per arrivare al tetto. La zona funeraria si trova all’aperto, sopra la città.

L’ingresso alla città sotterranea di Mazı è gratuito con la Müzekart. Il personale del luogo offre inoltre, se lo desidera, un servizio di guida gratuito. Non si tratta di guide turistiche professioniste, ma condividono un sapere locale e rispondono alle sue domande. Questo aiuta in particolare chi visita una città sotterranea per la prima volta.

Meno nota di Derinkuyu e Kaymaklı, Mazı è di norma meno affollata. È ideale per chi desideri visitare con calma. All’interno ci sono passaggi stretti, soffitti bassi e scale; le scarpe comode sono importanti. L’illuminazione è discreta e l’ambiente umido e fresco. L’accesso da Ürgüp è facile, in taxi o con mezzo proprio. Mazı è una delle città sotterranee rimaste in secondo piano in Cappadocia; merita di essere scoperta.

La città sotterranea di Kaymaklı

Città sotterranea di Kaymaklı

La città sotterranea di Kaymaklı si trova nel paese di Kaymaklı, a 20 chilometri da Nevşehir. Anche se ha metà della dimensione di Derinkuyu, è considerata una delle città sotterranee più importanti della Cappadocia. La sua capienza si aggira sulle 5.000 persone e la sua storia risalirebbe all’epoca frigia. Ha quindi almeno 2.800 anni di storia.

Kaymaklı conta otto livelli, ma solo quattro sono aperti alla visita. Gli altri restano chiusi per ragioni di sicurezza o per mancanza di restauro. Quei quattro livelli dicono già molto, però, sulla vita sotterranea. Il primo, quello in alto, appartiene al periodo più antico e costituisce la parte originaria della struttura. Scendendo si scoprono le parti aggiunte più tardi.

Kaymaklı ospita spazi di vita, cucine, refettori, cantine, stalle e chiese. Le canne di ventilazione, i pozzi e il sistema di porte di pietra rotonde sono molto elaborati. Le porte di pietra colpiscono in particolare: in caso di attacco venivano chiuse e bloccate dall’interno. Sono così pesanti che risulta praticamente impossibile aprirle da fuori.

Un’altra particolarità di Kaymaklı: è unita a Derinkuyu da gallerie sotterranee. Esiste quindi un passaggio segreto tra le due città. Quella galleria misura 9 chilometri, ma oggi è chiusa alla visita. Quel collegamento dimostra comunque fino a che punto le città sotterranee della regione formassero una rete estesa.

L’ingresso alla città sotterranea di Kaymaklı è a pagamento e la Müzekart è valida lì. Da Nevşehir può arrivarci facilmente in dolmuş o con mezzo proprio. All’interno i passaggi sono stretti, i soffitti bassi e le scale ripide. Può risultare impegnativa per le persone a disagio negli spazi chiusi, ma il complesso è ben illuminato. Fa fresco dentro anche d’estate: conviene portare una giacca leggera. Poiché Kaymaklı è meno affollata di Derinkuyu, ci si passeggia con più tranquillità. È un’ottima tappa per chi desideri scoprire le città sotterranee della Cappadocia.

La città sotterranea di Tatlarin

Città sotterranea di Tatlarin

La città sotterranea di Tatlarin si trova a 10 chilometri dal distretto di Acıgöl, a Nevşehir. Due dei suoi livelli sono aperti alla visita e si distingue dalle altre per diverse particolarità interessanti. La più evidente è la presenza di latrine. Nelle altre città sotterranee i sistemi sanitari sono inesistenti o molto rudimentali; a Tatlarin fu predisposto un sistema igienico più elaborato. Ciò dimostra che lì una vita prolungata era meglio organizzata.

Un’altra particolarità di Tatlarin: è più estesa delle altre città sotterranee. Ospita diverse chiese e grandi dispense. Quelle caratteristiche suggeriscono che non fosse solo un rifugio, ma forse un complesso monastico. Monaci ed eremiti poterono condurvi una vita comunitaria, pregare e svolgere attività monastiche. Gli spazi ampi offrono una cornice propizia alla vita collettiva.

Sui muri delle chiese si distinguono resti di affreschi e simboli religiosi. La dimensione delle dispense dimostra che vi si immagazzinavano quantità importanti di alimenti. Anche i refettori e le cucine sono molto spaziosi. Tatlarin fu un luogo dove la vita quotidiana non solo si manteneva, ma era organizzata.

L’ingresso alla città sotterranea di Tatlarin è gratuito. È un buon vantaggio per i viaggiatori attenti al budget. Quella gratuità può comportare però alcune carenze in materia di manutenzione e restauro. La struttura di base resta comunque visibile e la visita vale la pena. L’accesso da Acıgöl è facile, in dolmuş o con mezzo proprio.

L’illuminazione interna può essere limitata; conviene portare una torcia o usare quella del cellulare. I passaggi sono stretti e i soffitti bassi, ma il complesso risulta un po’ più sgombro che nelle altre città sotterranee. Tatlarin offre un’esperienza tranquilla, lontano dalla folla. È una buona scelta per chi desideri scoprire le città sotterranee meno note della Cappadocia.

Mehmet Usta

Mehmet Usta

Chef del ristorante · FondatoreTüm yazıları

Nel 2010 ha portato in Cappadocia il percorso culinario iniziato ad Aksaray. Sulla cima di Uçhisar unisce la tradizione di cucinare sul fuoco di legna a tecniche di presentazione contemporanee. Dal testi kebabı al tandır, reinterpreta le ricette locali con uno sguardo personale. Ha fatto del lavoro con i produttori locali e dell’uso di prodotti di stagione un principio. Con oltre sedici anni di esperienza, continua a trasmettere il suo mestiere alla sua squadra.

  • Attestato di maestria in cucina (MEB)
  • Certificato di igiene e sicurezza alimentare (ISO 22000)
  • Membro della Federazione turca degli chef
  • Commissione gastronomia dell’Associazione turistica della Cappadocia